I Colori di Giotto

Periodo: 2010
Tipo di progetto: Progetto nazionale
Responsabile: Eva Pietroni
Project team: Pietroni
Partner: BCAA (Partner), Civita Servizi (Partner), CNR - ISTC (Partner), Comune di Assisi (Partner), Softlogic(Partner), Vicepresidenza del CNR (Partner)
Parole chiave: 3D models, Cultural heritage, Documentazione storica, Natural Interaction in VR environments, Realtà Virtuale, Tecnology, Virtual Heritage, Virtual Museums

L'installazione di realtà virtuale "Giotto in 3D: esperienza virtuale tra i personaggi delle storie francescane"  è stata commissionata al CNR da Civita Servizi e voluta dal Comune di Assisi in occasione della mostra "I colori di Giotto" tenutasi a Palazzo del Monte Frumentario nel periodo aprile - ottobre 2010.

Video demo su Youtube

L'obiettivo primario dell'installazione  curata dal CNR, è di coinvolgere emozionalmente l'osservatore nella scena "La Conferma della Regola" dipinta da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi alla fine del XIII secolo, per far sì che egli possa più facilmente sentire e capire il messaggio comunicato dall'artista.

A partire dall'impostazione prospettica di Giotto si è creato un modello tridimensionale della scena, quanto più possibile collimante con l'originale, percorribile ed esplorabile dall'utente in tempo reale. Lo spazio raffigurato nell'affresco diventa  così un luogo esperibile, aperto alla narrazione e di partecipazione multisensoriale.

L'architettura, gli oggetti, le figure umane, gli effetti di chiaroscuro sono stati ricostruiti in 3D a partire dall'indagine puntuale dell'affresco giottesco: l'analisi dei punti di vista, delle proporzioni dei vari elementi inclusi nella scena e delle forme hanno costituto le linee guida per la resa volumetrica delle geometrie; la tessitura cromatica giottesca, acquisita ad altissima definizione (grazie al contributo e alla tecnologia di Hal9000) e opportunamente scomposta, è stata invece impiegata per la "mappatura" cromatica (il "texturing") dei modelli digitali tridimensionali.  E' così possibile riconoscere, sulla resa volumetrica del modello, le singole pennellate, i tratti stilistici dell'artista.



La ricostruzione tridimensionale della scena offre inoltre un'occasione unica di addentrarsi nella storia della rappresentazione pittorica e di apprezzarne uno dei passaggi fondamentali: quello dal modo di rappresentare medioevale, "antico", a quello rinascimentale, "moderno".

L'immagine giottesca, in cui la resa  prospettica dello spazio è ancora molto empirica, viene qui comparata con la sua traduzione tridimensionale. In sostanza ciò che possiamo vedere nella restituzione 3D è la stessa scena dipinta da Giotto come se fosse stata ridipinta, più di un secolo più tardi, da Piero della Francesca, secondo le regole scientifiche della prospettiva appena teorizzata.



La costruzione prospettica persegue "l'illusione di realtà", cioè  un tipo di rappresentazione tale che inganni l'occhio e faccia in modo che la scena rappresentata su una superficie piana appaia in realtà tridimensionale. Dato un punto di vista, la scena viene costruita in relazione ad esso, secondo precise regole dell'ottica matematica e della proiezione geometrica.

Il confronto tra le due rappresentazioni ci permette di cogliere in cosa e dove la costruzione giottesca differisca da quella prospettica corretta.

Giotto costruisce la profondità spaziale anche combinando rese prospettiche diverse tra loro.  Il suo approccio è dunque ancora molto empirico ed obbedisce spesso a ragioni di esaltazione espressiva.



L'installazione consiste in un grande ambiente di interazione virtuale in cui la ricostruzione 3D della scena giottesca, drammatizzata, viene proiettata su una superficie di circa 5x 4 metri.  I personaggi si animano e la scena viene raccontata durante il suo svolgimento con Francesco e i suoi discepoli che entrano nella stanza ed il dialogo tra Papa Innocenzo III e Francesco che si conclude con l'approvazione orale da parte di Innocenzo III della regola di vita francescana, nel 1209. Il dialogo è stato ricostruito sulla base della fonte che Giotto stesso seguì nel dipingere il ciclo francescano: la Legenda maior di San Francesco, scritta da San Bonaventura da Bagnoregio, basata a sua volta sulle Vitae di san Francesco scritta da Tommaso da Celano, uno dei primi discepoli di Francesco.



    Nello spazio buio antistante la proiezione, di circa 6x 4 m, il pubblico è libero di muoversi; un sistema di cattura del movimento  identifica l' utente attivo e ne comincia a tracciare gli spostamenti.  In tal modo l'utente diventa  un vero e proprio joystick: camminando all'interno dell'area interattiva,  determina la mutazione del punto di vista della scena, fino a penetrarla e a confondersi fra i personaggi di Giotto.Il paradigma di interazione sviluppato, basato sull'impiego di interfacce naturali, è uno degli elementi di innovazione del progetto: l'interazione all'interno di uno spazio tridimensionale avviene cioè attraverso il movimento naturale del corpo, senza l'ausilio di alcuna delle interfacce tradizionali (mouse, joystick, tastiere, icone, finestre di dialogo, ecc.), e quindi nel modo più naturale e semplice possibile. Resta solo lo spazio sensibile di cui l'utente è parte integrante ed elemento agente. 
Le tecnologie sono dunque modellate sui bisogni e sulle capacità naturali dell'uomo, nessuna particolare nozione o addestramento sono necessari per comunicare con il sistema, se non quelli che ci vengono dall'esperienza naturale stessa.



Il sistema di motion capture utilizzato è estremamente agile ed "economico",  si basa sul semplice uso di una videocamera ad infrarossi che, affissa al soffitto, inquadra lo spazio di interazione, riconosce l'utente che per primo vi entra e continua a tracciarlo fintanto che egli rimane all'interno dell'area sensibile. L'interazione prosegue fin quando l'utente non abbandonerà  l'area interattiva o non darà il cambio ad un nuovo utente. L'utente "attivo", vale a dire agganciato dal sistema, viene illuminato e "marcato" dall'alto da una luce ad occhio di bue che lo segue, visibile da tutto il pubblico presente in sala, ancor più attore partecipe della scena.